Picco del Petrolio

Da Socialforge.

Indice

[modifica] 1. IL PETROLIO

[modifica] A. COS’È.

Il liquido più importante nella storia dell’umanità.

Il Petrolio, l’oro nero, un liquido scuro e viscoso di origine biologica intrappolato nelle viscere della terra. Utilizzato per fini bellici e medici dagli antichi, dalla rivoluzione industriale in poi, il petrolio è diventato il vero e proprio motore dell’economia mondiale, soppiantando gradualmente il legno e il carbone. Per controllarne i giacimenti da più di cento anni si combattono guerre mondiali, conflitti etnici ed è una continua fonte di tensione geopolitica perché senza il suo apporto costante, la società come la conosciamo noi non potrebbe funzionare. La nozione comune vuole che questa risorsa sia abbondante e che continuerà nel futuro a spingere la crescita economica globale. Questo è il dogma. Adesso proviamo ad analizzarlo per leggere delle verità nascoste.


[modifica] B. COME SI FORMA.

I processi geologici che “producono” petrolio.

La stragrande maggioranza del Petrolio si è formata in due momenti distinti. 150 e 90 milioni di anni fa, quando immense quantità di alghe e plankton preistorico alla fine del loro ciclo vitale si sono adagiate sui fondali marini. La scarsa quantità di ossigeno prima, il ricoprirsi di strati sempre più alti di terriccio ha permesso a questo materiale di “cuocere” lentamente nelle profondità della terra a temperature elevate per arrivare ai giorni nostri sotto forma di questa sostanza viscosa.


[modifica] C. LA STORIA RECENTE.

Le “crisi” degli anni 70 riviste alla luce del picco.

Dagli anni ’40 in poi il mondo ha scoperto il Medio Oriente come la più grande regione petrolifera. Con queste premesse, nel 1960, 4 paesi mediorientali (Iran, Iraq, Kuwait e Arabia Saudita) più il Venezuela, formarono l’OPEC, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio. Questo vero e proprio cartello economico, che oggi comprende 11 stati membri, ha influenzato a livello mondiale il prezzo del petrolio. Qualcuno di voi ricorderà la crisi energetica del 1973, con i paesi dell’Opec che bloccarono le esportazioni verso i paesi occidentali in ritorsione per il loro appoggio a Israele nella guerra dello Yom Kippur. Ricorderete soprattutto la benzina introvabile, il razionamento, le lunghe camminate… Tutto questo si ripeté nel 1979, con l’ascesa di Khomeini in Iran. Chi di voi mi può raccontare qualche esperienza? Perché l’OPEC vanta tutto questo potere? Perché i paesi OPEC hanno i 2/3 delle riserve mondiali di petrolio e fino a venti anni fa producevano il 60% della produzione mondiale. Tenete in mente il concetto di riserva, ci ritorneremo fra pochissimo. Ritorniamo invece alla produzione, che vuol dire semplicemente la quantità di petrolio che si estrae dal terreno. L’Arabia Saudita, per esempio, ha avuto talmente tanto petrolio da poter regolare a piacimento la quantità prodotta, potendo in questo modo influenzare il prezzo che il mondo intero paga per questa risorsa. Con il tempo, nuovi stati produttori sono entrati sul mercato e adesso, pur rimanendo il maggiore produttore di petrolio al mondo, l’Arabia Saudita ha perso un po’ della sua importanza. Ritorniamo al concetto di riserva petrolifera e andiamo a soffermarci sul momento che probabilmente ha avuto la maggiore influenza su come le nostre politiche energetiche vengono elaborate. Nel 1985 l’OPEC decise di legare le proprie quote di produzione alle riserve dichiarate. Ovvero, io Stato dichiaro di avere non 50, ma 100 litri di petrolio, ergo, adesso posso venderne non 1 litro all’anno ma 2, e inoltre, beneficio di maggiori investimenti dalle compagnie petrolifere straniere. Così, da un giorno all’altro, i paesi dell’OPEC, come per magia, senza nessun nuovo grande giacimento scoperto, raddoppiarono le proprie riserve. A tutt’oggi, questi dati pompati purtroppo vengono presi per oro colato da chi, ad ogni livello decisionale, ha la responsabilità sulle politiche energetiche che influenzano le nostre vite. A partire dall’Agenzia Internazionale dell’Energia, quella che dovrebbe essere l’istituzione “cane da guardia”, per andare a cascata verso le grani unioni interstatali come l’Unione Europea, i singoli stati membri e per finire, i dirigenti delle compagnie petrolifere ed i politici, di ogni livello.

[modifica] D. DOVE SI TROVA.

Le regioni dell’oro nero, dall’Arabia alla Basilicata.

Abbiamo parlato sino ad ora dell’OPEC. Il “triangolo del petrolio” abbraccia la maggiorparte del Medio Oriente ed è in quella ristretta porzione del mondo che si concentrano il 60% delle riserve mondiali di petrolio. Il restante 40 è distribuito (più o meno) equamente nel resto del mondo. Il continente americano, partendo da nord, vede come produttori il Canada, gli Stati Uniti, il Messico, il Venezuela, la Colombia, l’Ecuador, il Brasile e l’Argentina. In Africa, la Libia e l’Algeria, produttori storici, stanno lasciando gradualmente il testimone alla Nigeria, al Congo, al Ciad e all’Angola. In Asia, se non consideriamo i giacimenti presenti nell’immensa steppa Siberiana, troviamo il Kazakistan, la Cina, la Malesia e l’Indonesia. Chiudiamo con l’Europa, che vede nel Mare del Nord la sua zona petrolifera d’eccellenza. E l’Italia? E’ il quarto produttore continentale e può vantare il più grande giacimento di terraferma, situato nella Val d’Agri, in Basilicata. Nonostante questi piccoli primati, la produzione autoctona non arriva a coprire il 10% dei consumi attuali.

[modifica] E. GAS NATURALE.

Il “cugino” del petrolio.

Il gas naturale si può definire come il “cugino” del petrolio, per il fatto di avere la stessa origine. In quasi tutti i giacimenti petroliferi, esiste uno strato superiore di gas naturale. Mentre in condizioni di temperatura e pressione diverse, un giacimento di petrolio può trasformarsi in un giacimento esclusivo di gas. Le stesse problematiche legate al consumo di petrolio si hanno anche per il gas. Vedremo adesso di specificare quanto, il gas naturale, insieme al petrolio, è importante per la nostra vita.